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“Vi racconto la mia vita con Tetraplegia post-traumatica”

Angela Procida è un’atleta con Tetraplegia post-traumatica. È molto giovane, ha 19 anni, ed è nata a Castellammare di Stabia (Napoli). Il suo è un ottimo esempio di Disabilità Positiva, in quanto la sua condizione non le ha impedito di diventare una nota campionessa paralimpica del nuoto azzurro. Basti pensare, ad esempio, al successo dei Mondiali di Londra 2019 e ai suoi recenti record mondiali.

Anche Angela ha voluto raccontarsi a Heyoka, spiegando come la sua tetraplegia post-traumatica non sia stato un limite per portare avanti una vita piena e costellata da enormi successi.

Angela, come mai ha deciso di raccontare la tua storia a Heyoka?

“Perché mi sembra un’ottima occasione per raccontare che, anche se la nostra vita è piena di ostacoli e difficoltà, che sembrano insuperabili, noi, con la nostra forza e voglia di superare i nostri limiti, possiamo rendere possibile l’impossibile. La mia vita è cambiata completamente dopo l’incidente. Ho dovuto imparare tutto da capo, un po’ come se fossi rinata. La cosa più importante della mia vita è stata iniziare a praticare nuoto. Lo sport, per me, significa libertà, cambiamento, equilibrio, forza. Mi ha aiutata ad essere più autonoma, mi ha reso più forte, sia dentro che fuori. Ora sento di poter affrontare tutto con la giusta ansia, tensione, gioia. Insomma, con l’equilibrio perfetto. L’acqua mi ha insegnato soprattutto a non aver bisogno di niente per essere indipendente, ma solo ed unicamente di me stessa, un costume, una cuffia e un paio di occhialini”.

Nei meccanismi sportivi, quant’è importante avere una mente propositiva e positiva?

“I mondiali di Londra sono stati fantastici per aver vinto il titolo di campioni del mondo e due medaglie mondiali, ma anche perché ho vissuto una situazione in cui per vincere tutto al meglio bisogna avere sia una mente propositiva che positiva. È un’ esperienza che ti segna per sempre. Chi pratica sport a livello agonistico, nel momento in cui affronta una gara importante, deve pensare sempre positivo. Non solo per vincere. E deve essere sempre consapevole che la vera vittoria non è conquistare una medaglia, ma migliorare se stessi. Prima di gareggiare, avevo un’ansia incredibile, ma cercavo di tranquillizzarmi pensando che la cosa importante e necessaria era dare tutta la mia forza, tutta me stessa, per compensare tutti i sacrifici che avevo fatto e per essere soddisfatta della mia prestazione”.

Abbiamo notato che sei molto attiva sui social network. Quanto questi strumenti possono essere utili per far emergere i caratteri positivi della Disabilità?

“Ultimamente ho deciso di essere un po’ più presente sui social. Questo è collegato anche alla mia carriera sportiva. I social sono i mezzi più efficaci per raggiungere più persone nel mondo e far conoscere i caratteri positivi di ogni disabilità. Mi farebbe piacere se riuscissero a conoscere me, in primis come persona e poi come atleta, perché credo che la mia storia sia molto particolare. Si tratta di una rinascita vera e propria. Inoltre, tante persone in difficoltà spesso tendono a cercare un confronto con altre persone aventi le stesse problematiche, anche attraverso i racconti di vita altrui. Qualche volta anche a me è capitato di leggere storie di ragazzi che, ogni giorno, incontrano tanti ostacoli. Questo mi ha permesso di apprezzare tanto la mia vita e i miei successi”.

È consuetudine notare un pensiero abbastanza discriminatorio da parte dell’opinione pubblica, che pensa alle persone con disabilità incapaci di vivere una piena quotidianità. Perché, a tuo avviso, esiste questo pensiero? È possibile cambiare la percezione dell’opinione pubblica?

“Spesso si pensa che noi diversamente abili non possiamo essere autonomi. Credo invece che possiamo esserlo soltanto con gli strumenti adatti. Il mondo di oggi non è ancora aperto mentalmente al 100% a una visione di persona con difficoltà motoria autonoma e indipendente. Infatti, a me, non piace quando si usa il termine ‘disabile’, perché indica una persona incapace di essere abile. Mentre ‘diversamente abile’ indica una persona che è abile in tutto, in modo diverso dagli altri. Inoltre, molte persone non conoscono lo sport paralimpico. Ma sono sicura che, prima o poi, si comprenderà che siamo diversi nella nostra unicità, che abbiamo le stesse possibilità, che abbiamo il diritto di essere indipendenti, autonomi e liberi, che abbiamo il diritto allo sport, ma soprattutto alla vita”.

La Tetraplegia post-traumatica ti ha mai impedito di voler diventare un esempio per le persone?

“Assolutamente no. Anzi, nella vita la Tetraplegia post-traumatica mi ha aiutata a diventare la persona che sono oggi: forte e determinata. Grazie a tutto ciò, ho potuto amare immensamente il mio sport. In aggiunta, ho potuto conoscere tutte le persone che mi sono vicine ogni giorno e, soprattutto, ora so di non dover mollare mai, né nello studio, né nello sport, ma soprattutto nella vita”.

Qual è il tuo significato di Disabilità Positiva?

“Ho un significato ben preciso di Disabilità Positiva: non bisogna mai farsi abbattere dalle barriere, ma abbattere le barriere. Ognuno deve saper approfittare dei propri punti di forza per riuscire a superare le proprie debolezze, vivere la propria vita senza porsi condizioni e freni. La vita è una, bisogna cogliere sempre gli attimi perché la disabilità non significa non poter fare alcune cose, ma significa avere una mente più aperta, matura, capace di affrontare ogni difficoltà della vita”.

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