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Figlia disabile e madre sul cammino di Santiago: “Ma non siamo eroine”

Il cammino di Santiago di Compostela è una tappa internazionale sognata da numerosi viaggiatori. Un tragitto dal dispendio fisico non indifferente, con tratti puramente onirici, che attira l’attenzione di svariati curiosi. L’obiettivo? Riscoprire se stessi. Alla chiamata non hanno resistito neanche Angelica Malinverni e Caterina Novella, madre e figlia, la seconda con disabilità (ritardo psicomotorio non diagnosticato). Assieme ad altri 10 compagni d’avventura, le due hanno percorso il cammino di Santiago partendo da Finisterre, per un totale di 120 chilometri in 6 giorni. Com’è stato possibile realizzare questo itinerario? E cosa ne pensano le protagoniste riguardo a chi tesse lodi eroiche nei loro confronti? Lo abbiamo chiesto alla diretta interessata, la mamma Angelica.

Qual è la storia di questo viaggio?

“Il nostro cammino è iniziato nel 2005. Eravamo in vacanza a Capalbio (Toscana) e ci è stata regalata una spilla fatta a conchiglia con il simbolo di Santiago, riportante l’augurio di intraprendere prima o poi il cammino. In tutti questi anni, quel luogo ha continuato a chiamarci: arrivava una cartolina, un braccialetto o una lettera. Fino a quando l’anno scorso, parlando con due mie amiche, Cristina e Francesca, che stavano organizzando il viaggio con le loro figlie quindicenni, abbiamo progettato il tutto. Così il sogno si è realizzato”.

Com’è stato possibile realizzarlo?

“Abbiamo preso la Guida al cammino di Santiago per tutti, scritta da Pietro Scidurlo, un ragazzo disabile che notoriamente mappa le guide. Adesso, ad esempio, sta mappando la Via di San Francesco in Italia. Oltre al percorso, sulla sua guida ci sono segnati i posti dove dormire e i locali dove mangiare. Ci è stata di grande aiuto. Abbiamo fatto la vita da pellegrini un po’ più soft”.

La notizia ha avuto un ottimo riscontro sul web. Vi aspettavate tutti questi toni eroici?

“Non ci aspettavamo questo riscontro. Molti genitori ci hanno ringraziate più volte, in quanto loro non hanno il coraggio di partire. Io, invece, mi sono adattata ai cambiamenti quotidiani nell’essere madre di una persona con disabilità. Ci vuole un po’ di coraggio. Non è tanto il fatto di esser partiti con la disabilità, ma ad esserci adattati ad essa e al tipo di viaggio. Il riscontro è stato così inaspettato che, addirittura, sui social la diretta dell’arrivo è stata seguita da più di 5.500 persone. La gente si è commossa nel vedere quanto bene si è creato attorno a noi. È stato incredibile e meraviglioso, non me lo sarei mai aspettata. Addirittura la pagina Facebook Incamminoconcate neanche la volevo creare, mi sembrava come mettersi troppo in mostra. Invece una mia amica mi ha suggerito di farlo per lanciare un messaggio positivo per chi non ha il coraggio ed è ancora in casa – e purtroppo ce ne sono ancora tanti. Noi non siamo delle eroine. Sono una mamma che ha realizzato un sogno per sua figlia. Abbiamo compiuto un meraviglioso viaggio della maturità. Mentre i suoi compagni davano gli esami, mia figlia è uscita dalla quotidianità e si è adattata a un percorso di vita diverso. Non ha fatto nulla di eroico”.

Sulla questione genitoriale, secondo te, come mai ci sono tanti ragazzi con disabilità chiusi in casa? Sono i genitori a limitarli?

“C’è rassegnazione di fondo a una non-vita. Si paragona sempre la vita del disabile a una vita triste, buia e di sole difficoltà. Secondo me, invece, quando si arriva a una piena accettazione di quanto succede, puoi ricominciare a vivere pienamente. Ovviamente non è una favola, non sarebbe giusto dire così. Noi abbiamo una vita burocratica difficilissima, oltre a tutto il resto. Tuttavia, una volta che si raggiunge l’equilibrio, si può vivere benissimo. Con Caterina svolgo una vita normale, la porto dappertutto: a scuola, ai ristoranti, alle gare sportive dei miei nipoti e di mio padre. Ho una sola vita da vivere, non ne ho altre”.

In merito all’accessibilità del cammino di Santiago, vi siete informate anche per agenzie?

“No, perché quattro nostri amici avevano già fatto il cammino di Santiago. Abbiamo scelto solo di cambiare il percorso, perché dalla guida di Pietro risultava quella più mappata. Ci siamo rivolti alla nostra agenzia di fiducia giusto per prenotare il tutto”.

Qual è il vostro significato della Disabilità Positiva?

“La Disabilità Positiva è un’immagine meravigliosa della nostra vita. Caterina e io abbiamo scelto di vivere in modo positivo. Sapere che ci sono altre persone che stanno cercano di lanciare questo messaggio è incredibile e meraviglioso. La Disabilità può e deve essere positiva, non è un mondo a sé, ma fa parte di esso. Dobbiamo cambiare la visione della disabilità: la vedo come una missione personale”.

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