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Sì alla Barbie disabile

Un mese fa la Mattel ha annunciato la messa in commercio della Barbie disabile. In pratica, si tratta della consueta e nota bambola a cui è stata aggiunta una carrozzina, delle protesi alle gambe e una rampa da utilizzare per accedere dove vuole. Sarà disponibile da giugno 2019 negli USA al prezzo di 20 dollari.

Di per sé, può sembrare una semplice notizia. Tuttavia l’arrivo della Barbie disabile nasconde un potenziale culturale enorme. E dobbiamo essere pronti a intercettarlo.

La Barbie disabile è cultura

Il discorso di queste righe si lega molto a quanto detto in occasione della Festa delle Donne. Ogni cultura ha un proprio mondo dell’arte, nel quale esistono canoni e regole accettate e condivise da una società. Perciò, sono gli stessi componenti della collettività a decidere cosa sia convenzionale e cosa no. Quindi, i loro giudizi regolano l’immaginario collettivo. Dunque, se uno di questi attori cerca di riscrivere i canoni presenti, starà anche al pubblico saper reagire positivamente per valorizzarne l’operato.

In pratica, se la Mattel vuole far entrare la disabilità nell’immaginario collettivo, deve essere nostro impegno socioculturale accettare e condividere tale precetto. E non unicamente perché si tratta del lavoro di un’azienda internazionale di ampia risonanza, ma perché si cerca di includere nuove regole iconiche riguardo a ciò che compone la società stessa. In questo caso, la disabilità.

Il disabile è società

Sì, questa frase può risultare banale. Eppure, la persona con disabilità fa parte della società. Ed è giusto idealizzare tale canone nella nostra cultura. Accettare il disabile come regola convenzionale. La Barbie disabile si muove verso questo obiettivo. Cioè, migliorare la nostra consapevolezza sociale e culturale, senza troppi fronzoli. Anzi, implementando sottotraccia ulteriori temi. Come la rampa, che sensibilizza l’opinione pubblica sulle barriere architettoniche (da abbattere).

Si inizia dall’infanzia

Recentemente, è divenuto noto il caso di un libro di scuola nel quale si realizzava un gender gap mostruoso tra le mansioni quotidiani di uomo e di una donna. Il tutto ha sollevato polemiche attorno al modello scolastico al quale i più piccoli si avvicinano. Che, in pratica, è il primo contatto con la cultura trasmessa.

Ecco, così facendo la Barbie Disabile entra anche in questo campo. Cioè, parte dai più piccoli. Insegna loro l’importanza della diversità, che esistono persone di vario tipo nel nostro mondo e che sono parte integrante della società. Riscrivendo, quindi, il modello ideale che vede sopravvivere gli stereotipi medievali.

Una Barbie per i disabili

Ovviamente, la Barbie Disabile non è indirizzata solo all’immaginario collettivo. Ma anche – e soprattutto – ai bambini con disabilità, che stanno cominciando a sviluppare l’introspezione verso la concezione di sé. Lo sviluppo del bambino, infatti, coincide con la maturazione della consapevolezza del proprio corpo.

L’esistenza di giocattoli e/o modelli che facciano risultare la disabilità come un canone comune, può impattare positivamente nel percorso psicologico di crescita di una creatura. Realizzando sostanzialmente uno scopo importante: l’integrazione umana, sia in termini sociali che estetici.

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Festa delle Donne: l’importanza della bellezza universale

Oggi è 8 marzo, e quindi siamo arrivati alla Festa delle Donne. Una giornata internazionale ciclica in Italia dal 1922 che impone più di una riflessione. Di fatto, come ogni anno, l’opinione pubblica è invitata a valutare le condizioni delle donne nella società attuale. E, negli ultimi anni, diversi tabù prima indistruttibili sono stati spezzati. Pensiamo, ad esempio, all’emersione della differenza salariale tra uomo e donna.

Quest’anno noi di Heyoka abbiamo realizzato un approfondimento su una questione socioculturale ampiamente dibattuta. E che, tuttavia, risulta ancora preda di svariati preconcetti: la bellezza universale. Cioè, la capacità di coinvolgere vari concezioni di bellezza nell’immaginario collettivo, che gioca un ruolo fondamentale nell’accettazione dei termini estetici di una società.

Festa delle Donne: perché è importante parlare di bellezza universale

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Per capire la rilevanza di parlare della bellezza universale durante la Festa delle Donne, vale la pena scomodare Howard Saul Becker. È un sociologo statunitense che ha definito con il termine ‘mondi d’arte’ l’insieme di convenzioni artistiche, estetiche e culturali facenti parte di una società. Sia quelle accettate e condivise, sia quelle anticonvenzionali.

Dunque, destrutturando il concetto ‘anticonvenzionale’, si raggiungerebbe un contesto oggettivo per la diffusione della bellezza universale. In sostanza, si vuole andare al di là delle consuete e desuete regole sociali preimpostate e rendere diversi canoni assimilabili nella sfera della bellezza. Perciò, bisogna spezzare il modo in cui la società monopolizza un determinato aspetto culturale. In questo caso, la forma fisica della donna: figura filiforme, forme ben definite, sinuosa, magra, voluminosa e via discorrendo.

Accezioni che, con l’esplosione del web, sono un po’ venute meno. Grazie soprattutto all’exploit di nuovi modelli estetici inglobati nell’immaginario collettivo. Vi dice niente il movimento curvy? Un semplice simbolo estetico che, tuttavia, è riuscito a imporre nuovi approfondimenti sulla concezione di corpo, in termini mediatici e nel benessere psicofisico personale.

Una dimensione importante anche per la disabilità. Facciamo due esempi. C’è Winnie Harlow (all’anagrafe Chantelle Brown-Young), modella con la vitiligine, una malattia che le ha donato un corpo macchiato da chiazze bianche. Vedasi anche Viktoria Modesta, popstar e modella lettone senza una gamba che, con il video Prototype, include la disabilità nel modello di bellezza. E, di conseguenza, nel modello di società.

Body Positive CatWalk 2019: flash mob a Milano

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Lo scorso 3 marzo, a Milano, è andato in scena il Body Positive CatWalk. In pratica, un flash mob contenente messaggi riguardanti la valorizzazione e l’accettazione del proprio corpo. Andato in scena davanti al Duomo, l’evento ha riunito persone di varia natura, età, forma fisica, orientamento sessuale, disabilità e così via. Una manifestazione a cavallo tra la Fashion Week e la Festa delle Donne per enfatizzare l’importanza di includere vari canoni estetici nel concetto di bellezza.

La manifestazione è stata organizzata dalla modella curvy e influencer Laura Brioschi, ufficializzando anche la fondazione dell’Associazione no profit BODY POSITIVE CATWALK. L’obiettivo di questa nuova realtà? Creare eventi internazionali improntati sulla maggiore accettazione del proprio corpo, qualunque esso sia.

Due Heyoka protagoniste al flash mob

All’evento milanese hanno preso parte anche due nostre Heyoka, Benedetta De Luca e Nina Sophie Rima, le quali ci hanno detto la loro riguardo al concetto di bellezza universale.

De Luca: “Imparate ad amarvi”

“Questa bellezza tanto stereotipata che la società continua ad imporci ha stufato – inizia Benedetta De Luca -. Ha stufato l’idea che ognuna di noi deve sentirsi perfetta per poter essere accettata e all’altezza. Siamo stufe di dover nascondere quella cellulite tanto odiata, quelle smagliature e quei chili in più o in meno. Siamo tutte dannatamente belle e femminili!”.

Partecipare al flash mob, quindi, è stato un campanello d’allarme per chi vuole il cambiamento. “Eravamo in tante e tutte delle gran fighe – racconta la salernitana -. Abbiamo messo ‘a nudo’ il nostro corpo e soprattutto le nostre insicurezze, i nostri dubbi , incertezze e paure! Ma l’abbiamo fatto per poter abbattere stereotipi e pregiudizi, per far capire che ogni donna è bella nella sua diversità. Che ognuna di noi è bella perché è unica. Io ho sfilato fiera sulla mia sedia a rotelle e con le mie cicatrici sulle gambe piccoline”. E, infine, un augurio: “Ragazze, imparate ad amarvi davanti allo specchio!”.

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Benedetta De Luca durante il flash mob del 3 marzo 2019

Rima: “Insieme si possono cambiare le cose”

“Non vi nascondo che quando si è trattato di svestirsi l’ansia è cominciata a salire e ho temuto di sentirmi troppo a disagio – ci ha confessato Nina Sophie Rima -. Ma vedendo la forza di così tante ragazze tutte assieme, unite nella stessa ‘battaglia’ contro gli stereotipi, la paura è scomparsa, ed e rimasta solo tanta voglia di lasciare un segno”.

Un segno che si spera possa restare nel tempo. “Eventi così dovrebbero esserci più spesso, le emozioni che ho provato sono state indescrivibili. È bello sapere che la fuori non siamo totalmente soli, che c’è sicuramente qualcuno con le tue stesse paure ma voglia di farcela. Credo che solo così, solo insieme si possano davvero cambiare le cose”. La chiusura è affidata a un consiglio: “Non nascondetevi, siate curiosi siate impulsivi la vita saprà ricompensarvi”.

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