La Disabilità Positiva della Special Angels Dance School

La Special Angels Dance School non è ancora aperta, ma promette di essere un limpido esempio di inclusione sociale. Stiamo parlando della futura accademia di danza di Virginia e Martina Di Carlo, sorelle unite dalla stessa passione artistica. Tra le due torinesi, Virginia, la più grande, è una persona con disabilità: a causa di un’asfissia neonatale, infatti, la ragazza è nata con una tetraparesi spastica, caratterizzata da disturbi motori a tutti gli arti e disturbi del linguaggio. Nonostante ciò, è diventata campionessa di danze paralimpiche e insegnante della disciplina. Ma non è tutto.

Special Angels Dance School

Già, perché Virginia e Martina hanno deciso di aprire una loro scuola inclusiva, nella quale far entrare anche le persone con disabilità (attenzione, anche, non solamente). Per capire meglio il loro progetto, le abbiamo contattate e, fin da subito, si nota la grande affinità tra le due, soprattutto nel concludere l’una le frasi dell’altra. La prima a iniziare è Martina, la quale ci spiega che la Special Angels Dance School è un’idea della sorella maggiore. “Da piccola Virginia non poteva camminare, i medici le avevano dato 18 anni di vita e detto che sarebbe diventata un vegetale”. Così non è stato, anzi, quando Martina iniziò a danzare a 6 anni (alla scuola Salsa Mania), “Virginia decise di andarla a vedere. L’insegnante poi… – da qui continua Virginia – … mi ha chiesto se volessi ballare. E da lì ho iniziato. Poi, dopo un paio di anni, ho smesso perché ho cambiato scuola. Dopo la quinta superiore, ho chiesto alla mia insegnante i dettagli per insegnare danza ai ragazzi disabili. Mi consigliò una laurea in Scienze Motorie: mi sono iscritta e da due anni sono laureata”.

Cosa sappiamo finora della scuola

Per la realizzazione della scuola, le sorelle Di Carlo hanno avviato una campagna di crowdfunding su Eppala. Il 14 giugno 2019 hanno annunciato di aver raggiunto uno degli obiettivi prefissati con un video su YouTube. Prima che tutto ciò accadesse, abbiamo chiesto loro se avessero in mente una data di apertura della Special Angels Dance School. “La scuola è in fase di costruzione – svela Martina -. Speriamo che per il 17 settembre sia pronta. Ci dovrebbe essere anche Giovanni Malagò, presidente del Coni, che crede in Virginia e in questo progetto”. Intanto gli iscritti sono già sei (informazione del 21 maggio 2019), i primi ad affacciarsi all’esperienza delle sorelle: infatti, le due sono già 4 anni che insegnano alle persone con disabilità, munite anche di un diploma in materia. “Insegniamo a 15 disabili dell’associazione L’Isola che non c’è di Grugliasco”, ci svelano.

Un progetto inclusivo

Come spesso accade di fronte a tali progetti, la chiave di lettura principale è l’inclusione, un tratto che punta a non ghettizzare la disabilità. In questo caso, la Special Angels Dance School ha pensato proprio a tutto. A specificarlo è Martina: “Tutti possono iscriversi e tutti possono ballare. Non per forza dobbiamo fare lezione solo ai ragazzi disabili”. Virginia rincara la dose: “Il nostro scopo è unire tutti”.

A emergere, dunque, è l’integrazione. Anche perché “rispetto ad anni fa – secondo Martina -, è migliorata, ma non totalmente. Ci sono bambini, ragazzi e adulti che non riescono a includere i ragazzi disabili perché li vedono diversi. Noi vogliamo mandare il messaggio che tutti sono uguali. Non vedo perché un bambino normodotato non dovrebbe giocare con un bambino disabile”. Anche Virginia è dello stesso parere: “Purtroppo ci sono casi dove il bambino disabile viene escluso. È capitato anche a me. Ai giardini vedevo il genitore che allontanava il bambino da me. I piccoli magari domandavano sulla mia condizione, ma il genitore, invece di dare spiegazioni, intimava di stare zitto e non guardare. È la cosa più sbagliata, perché bisogna conoscere tutte le realtà che ci sono”.

L’assenza di una cultura alla diversità

Come ha sottolineato qualche tempo fa l’Autorità Garante in materia, di fatto, sembra mancare proprio la cultura alla diversità già dalle scuole. “Per me il problema non è tanto questo – ammette Virginia -, ma dei genitori che non insegnano al proprio figlio. Io, per fortuna, ho avuto sempre compagni bravissimi con cui ci giocavo insieme, tranne in prima media. Anche quando ho cambiato scuola, ho trovato nuovamente persone splendide che mi hanno sempre inclusa”. “Se i genitori non spiegano soprattutto cos’è la disabilità e come approcciarsi – continua Martina -, ma dicono solo ‘non giocare con lei’ o ‘allontanati’, il bambino cresce con una mentalità sbagliata”.

Gli obiettivi della Special Angels Dance School

Entrambe le ragazze sono certe della loro destinazione. Virginia vuole essere ” un punto di riferimento per i ragazzi come lo sono state le mie insegnanti”. Invece Martina desidera che “tutti i ragazzi con problemi simili a quelli di Virginia possano fare lo stesso percorso che ha intrapreso lei”.

La danza come terapia

La danza e la sporterapia, due concetti che si assimilano tra loro. Perché, come ci spiega Martina, questa disciplina ha avuto degli effetti benefici sulla vita della sorella maggiore. “Virginia ha iniziato a danzare a 10 anni. Lei non riusciva ancora a camminare da sola, aveva bisogno sempre di un aiuto, da familiari o doveva appoggiarsi a degli attrezzi. Ha praticato il primo anno di danza appoggiandosi alla mano dell’insegnante o di un ballerino. Tuttavia, ha ottenuto anche maggiore equilibrio, è riuscita a camminare con una migliore autonomia e ad avere più autostima”.

La concezione del proprio corpo

Le due insegnanti della futura Special Angels Dance School avevano già fatto parlare di sé per i loro numerosi spettacoli di danza. Uno di questi, le vedeva esibirsi con uno specchio ‘bucato’ tra loro. “La nostra insegnante ha creato questa coreografia – sottolinea Martina – per far vedere che siamo uguali. Io ero seduta sullo sgabello, Virginia sulla carrozzina, e non c’era differenza. Facevamo gli stessi movimenti con le braccia e, a un certo punto, ci alzavamo in piedi e facevamo dei passi verso lo specchio. Poi questo specchio ‘si rompeva’ e passavamo entrambe attraverso esso, diventando una cosa sola”. “Io nello specchio vedevo i miei movimenti attraverso Martina”, chiosa Virginia. Un esibizione che, di fatto, esprime l’esigenza di una migliore percezione del proprio corpo, non in base a ciò che gli altri pensano di te in quanto problema, ma su come vuoi riscoprirti.

Il concetto di Disabilità Positiva

Accade sovente che ai nostri ospiti chiediamo quale sia il loro concetto di Disabilità Positiva. Le fondatrici della Special Angels Dance School hanno saputo darci risposte molto esaustive. “Per me – afferma Virginia – è avere un problema, ma affrontarlo in maniera tranquilla. Fregarsene dei problemi della disabilità che hai. Ok, io non posso correre, però me ne frego”. Martina, invece, evidenzia che “tutti hanno una disabilità positiva, normodotati e disabili. Abbiamo tutti qualche problema alla fine, ognuno non è perfetto o un supereroe. Se abbiamo delle persone che credono in noi, che ci danno la forza, si può superare tutto, qualsiasi problema e disabilità”.

L’arrivo di un libro

Pensavate fosse finita qui? E invece no. Perché Virginia ci ha dato uno scoop. “Sto scrivendo un libro dove racconto tutta la mia vita. Ci sono i passaggi importanti, le cose vissute, belle e brutte, anche al di fuori della danza. Il titolo? Finora l’idea è di utilizzare il soprannome di quando ero piccola, Ninni“.

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