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Sensuability, parliamo di disabilità e sessualità

Sensuability, per parlare di sessualità, sensualità e disabilità. Temi centrali e complessi, spesso presenti nel dibattito sociale italiano – meno in quello politico. Ma andiamo con ordine, con le parole di Armanda Salvucci, ideatrice del progetto: “Sensuability è nato tre anni fa da un’esigenza mia personale, è un tema (sessualità e disabilità, ndr) che mi tocca molto da vicino. E dal vedere e sentire come se ne parla. Su questo tema in particolare, ci sono una marea di stereotipi“. Preconcetti non facili da gestire, in quanto “ingabbiano. Come se cominciassi a sentire troppo stretta questa gabbia”.

La mission di Sensuability

Affrontare tematiche simili non è affatto semplice. Al centro delle varie sfaccettature di costume, ci inseriamo in un contesto prevalentemente spinoso, che inquadra numerosi concetti in tema di diritti. Tuttavia, serve scardinare l’alone di mistero attorno la questione. E, infatti, la mission di Sensuability è “parlare di questo argomento attraverso tutti i linguaggi creativi: cinema, pittura, fotografia, fumetto”.

La scelta di affrontare il binomio sessualità-disabilità in questo modo non è casuale. Per Salvucci, serve che la figura del disabile sia raccontata “in modo differente”. Anche perché, oggi come oggi, la raffigurazione idealista di una persona con disabilità non è priva di cliché. Di fatto, gli individui disabili “vengono sempre rappresentate come o supereroe oppure la vittima poverina”. Serve cambiare, così facendo anche l’accostamento sesso-disabile avrà una designazione completa. “Il mio desiderio più grande è che non se ne parli più, vorrei che si cominciasse a considerarla (sessualità e disabilità, ndr) come una cosa normale“.

Come si può parlare di sesso e disabilità

“Io voglio parlare di questo argomento”, ci tiene a sottolineare l’ideatrice di Sensuability. Già, ma come? Tenendo presente il contesto italiano, il rischio è di mercificare il tema o tornare nei confini differenziali del tabù. Quindi, quale può essere la soluzione? “Ridendo, alleggerendolo. Perché, secondo me, così il messaggio passa. Se io l’appesantisco, allontano le persone”. Anche perché “non è alleggerendolo che gli tolgo importanza”.

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