rapper e attore con disabilità Simoncino

Simoncino: “Bisogna far conoscere la disabilità alle persone”

Quando dici Simoncino, pensi subito a Mente Malata, un singolo rap diamante tra i video presenti su Youtube. Ma la carriera artistica di Simone Martucci – il suo nome di battesimo – non è mai stata solo quella canzone, ma è caratterizzata da diversi step, arrivando anche sul grande schermo. Nato a Tivoli il 3 giugno 1989, Simoncino è una persona con osteogenesi imperfetta (da non confondere con il nanismo). Tempo addietro abbiamo contattato il rapper per chiacchierare sul mondo dell’arte legato alla disabilità.

Simoncino, ti pesa un po’ questa tua eredità online?

“No. La musica la porto avanti, non come prima perché sto avendo un po’ di problemi personali. Sono anche demoralizzato dalla musica italiana, perché vedo che vanno avanti persone come la Dark Polo Gang che di concreto non hanno nulla. Le grandi cose commerciale che muovono l’industria della musica del paese, purtroppo, non portano avanti persone come me, che dicono le cose come stanno e raccontano la propria vita. La canzone può piacere come non piacere, eh. Però brani fatti a tavolino da queste lobby della musica non danno nessun messaggio, ma vendono biglietti. Sono demoralizzato e schifato. Fortunatamente non tutti sono così”.

Com’è cambiata l’arte di Simoncino nel corso della carriera?

“Credo di essere migliorato, dopo 7 anni che faccio musica. Io scrivo solamente quando mi sento ispirato. Magari anche alle tre di notte: mi alzo, accendo il pc, metto la base e scrivo. Se accade, è per realizzare la canzone che faccio uscire. Comunque spero di essere migliorato un pochino: da Mente Malata (che ancora oggi la gente canta) a Estate 2018 (l’ultima canzone pubblicata), metrica, flow e altre cose sono un bel po’ ‘in alto’ rispetto al passato. Ciò che racconto nella musica sono cose vissute, quello scrivo dipende dal momento che sto vivendo. Se sono tranquillo, non mi esce nessuna canzone contro lo Stato o qualcuno che mi abbia fatto del male”.

Per quanto riguarda la scena rap, c’è un buon artista da ascoltare e che porta innovazione?

“In realtà nel rap l’innovazione non dovrebbe mai essere portata, in quanto è nato come sfogo personale. Se hai qualcosa dentro, invece di fare danni in giro, prendi e scrivi una canzone. Ad esempio, la mia canzone Nessuno al mio fianco non è scritta bene. Come l’ho scritta, l’ho fatta uscire, senza modificarla. Anche se quello è un brano un po’ forte, nel periodo in cui stavo tentando il suicidio. Mi venne in mente Mirko ‘Er Gitano’, che era un fratello vero: un giorno ho rivisto la sua foto e fu come se mi dicesse ‘Non fare il mio stesso errore’. Così ho realizzato questa canzone.

Tornando alla domanda, non credo ci sia qualcuno che in questo momento stia portando avanti una cosa fatta bene. Tutti stanno cercando di commercializzarsi e fare i soldi. Il vero rap non è questo. Artisti come Saga, invece, un vero poeta di strada, sono persone non conosciute che non si vendono. Eppure lui potrebbe fare i soldi, perché è veramente forte. Però essere una persona vera e di cuore in Italia non ti dà soldi e successo”.

Per quanto riguarda la tua vita attoriale, come ti sei trovato nei panni dell’attore?

“Mi è piaciuto tantissimo, soprattutto fare Brutti e Cattivi. Mi sono trovato benissimo. Tuttavia devo ammettere che la mia parte è stata scritta su di me. Tra personaggio e realtà, il passo è breve. Non è che vado a fare le rapine, è ovvio [ride, ndr]”.

Diciamo che qualche caratterizzazione era tua.

“Sì. Inizialmente avevano scritto la sceneggiatura con un altro tipo di personaggio, sempre comunque basso, però più anziano e con altre caratteristiche. Quando invece hanno visto il video di Mente Malata, il registra e i produttori mi hanno scelto e hanno scritto la parte su di me”.

Secondo Simoncino, esistono ancora degli stereotipi nei confronti delle persone con disabilità che si approcciano al mondo dell’arte?

“Purtroppo sì. Io sono stato contattato anche da svariati registi per fare qualche parte un po’ stupida. Premetto, non è una questione di soldi: se faccio una cosa che mi piace, la faccio anche gratis. Ma se mi dai un milione di euro e mi chiedi di fare una parte ridicola, non la farei. L’onore di una persona non è in vendita. Ancora esistono tanti pregiudizi. Ad esempio, la persona bassa in Italia deve fare le parti sceme. Quando mi hanno proposto di fare Brutti e Cattivi, invece, mi è piaciuto subito il messaggio: cioè che la disabilità non ha limiti. Ovviamente se sei costretto a letto e non puoi muoverti è un altro discorso. Ma la disabilità in generale non ha limiti. Tu vedi gente sulla sedia a rotelle che gioca anche a basket, fanno di tutto. Volere è potere”.

In tempi non sospetti, anche l’Hollywood Reporter ha parlato proprio della denigrazione degli attori bassi in America. Come si può superare il concetto che una persona bassa o con nanismo non sia solo capace a interpretare ruoli legati alla propria statura?

“Aprendo la mentalità delle persone, e in Italia la vedo veramente difficile. Esistono molti limiti mentali. Ad esempio, se una ragazza fa determinate cose, è vista come ‘la peggio’. Magari, se vai all’estero, è semplicemente una persona disinibita e non c’è nessuna etichetta. Così la disabilità. Magari una persona con nanismo è molto più alta internamente di altri. Nel nostro paese c’è proprio una mentalità ottusa. Sono veramente poche le persone che hanno la mente giusta al posto giusto.

E qui si collega la nostra domanda sulla Disabilità Positiva. Per noi, ad esempio, è anche andare al di là dell’aspetto fisico di una persona.

“Però è difficile. Guarda me, una persona di 1 metro e 20… Prima una persona la devi conoscere”.

Certo. Per esempio, il rispetto per la dignità di un disabile in quanto persona passa anche se ‘gli dai dello stronzo’.

“Infatti: se uno è stronzo, è stronzo. Non è che se uno è disabile, allora è un poverino“.

Quindi, secondo Simoncino, qual è il significato della Disabilità Positiva?

“Non saprei proprio come risponderti. Sicuramente facendo conoscere la disabilità alle persone. Quando uno parcheggia sul posto invalidi senza permesso, non è mancanza di rispetto, è stupidità. Sei davanti a una persona che non sa come vive un disabile e perché esiste quel parcheggio. Magari alcuni non ci arrivano proprio, non hanno mai vissuto o toccato con mano la disabilità. Io mi avveleno a litigare con la gente per questo. Bisognerebbe dare più informazioni alle persone su come vive un disabile“.

Manca una cultura alla dignità della persona?

“Sì. Ci sono tante cose a cui magari uno non pensa. Ho un amico che le prime volte in giro con me diceva: ‘Sto facendo caso come tante cose che per me sono normali, per una persona con difficoltà sono un ostacolo’. Ad esempio, se devo andare a ritirare soldi allo sportello fuori alle Poste, dalle mie parti, ho solo uno sportello leggermente basso. Le altre zone sono tutte quante alte. E ancora, se devo citofonare è alto, se devo chiamare la fermata sul bus è alto. Qualsiasi cosa per una persona con disabilità può risultare difficile. Io non capisco perché in Italia, e anche nel resto del mondo, quando installano uno sportello alle Poste, non pensano che una persona bassa non riesca a ritirare i soldi. Se non ci pensa lo Stato, immagina la popolazione che non tocca con mano la disabilità delle persone”.

Fonte immagine: Deejay

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